Il primo si è della Cassazione


Il referendum sull’energia nucleare non verrà cancellato. Il decreto legge Omnibus approvato da governo prevedeva, tra le altre cose, la rinuncia da parte dell’Italia all’energia atomica salvo potervi ritornare in futuro qualora la tecnologia garantisse condizioni di sicurezza maggiori sulla base delle direttive della Comunità Europea.

Il presidente Berlusconi aveva palesemente dichiarato che si trattava di un modo per rinviare ogni decisione in merito all’energia nucleare. Sempre secondo il presidente del consiglio l’onda emotiva suscitata dal disastro di Fukushima avrebbe potuto portare i cittadini a dire di no al nucleare. Da qui la decisione di emendare il dl Omnibus per tentare di annullare il referendum.

A questo punto la palla è passata alla Cassazione chiamata a decidere se le norme contenute nel dl Omnibus fossero tali da rendere vano il quesito referendario, che ricordiamo chiedeva l’abbandono definitivo (e non temporaneo come nel decreto) della tecnologia nucleare. Già a primo impatto poteva risultare che la richiesta dei comitati promotori non fosse assolutamente compatibile con le nuove norme approvate.

Impressione confermata dalla Cassazione che il 1 giugno 2011 si è pronunciata a favore del referendum. Il quesito rimarrà sostanzialmente il medesimo con la differenza che si chiederà ai cittadini se vogliono l’abrogazione delle recenti norme approvate piuttosto che quelle precedenti al dl Omnibus.

Ora tocca a noi. Prima di andare al mare, andiamo a dire SI.

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