La cozza che non c’è

Roma, 10 settembre 2011 ore 15. Piazza Navona è piena di gente. Uomini, donne, bimbi nei passeggini, giovani e meno giovani. Generazioni diverse spinte da un’idea, quella che un’Italia migliore è possibile. Tre lunghi striscioni, uno di colore verde, uno bianco e uno rosso, dicono si al ritorno alla preferenza, al limite massimo di due legislature e no ai condannati. Ma soprattutto un sacco di cozze da depositare simbolicamente davanti Montecitorio là dove giacciono sepolte le 350000 firme raccolte quattro anni fa per la legge di iniziativa popolare “Parlamento Pulito” e completamente ignorate dal governo di centrosinistra prima e da quello attuale poi. Gli unici assenti sono i giornalisti. E infatti nessun TG e nessun giornale, fatta eccezione per le edizioni online de Il Fatto Quotidiano e La Repubblica, danno notizia di ciò che sta avvenendo a Roma. Il Fatto dedicherà all’evento anche due pagine dell’edizione cartacea della domenica. Per il resto dell’editoria, che è bene ricordarlo vive di contributi pubblici, a Roma non sta succedendo niente. Una coppia di turisti americani, tra il curioso e il divertito, ci ferma per chiedere informazioni sulla manifestazione. Parliamo un pò con loro e gli spieghiamo che siamo li per manifestare contro i nostri politici. Gli chiediamo un parere su Berlusconi e ci rispondono che del nostro premier conoscono molto bene gli scandali sessuali. Noi scherzando, ma nemmeno troppo, rispondiamo che forse ne sanno più di noi a riguardo viste le condizioni in cui versano la stampa e le TV. Ci lasciano con un saluto e uno sguardo compassionevole.

Un palco improvvisato ospita Beppe Grillo che prende la parola e ricorda che “la crisi sono loro” rivolgendosi ai nostri politici eletti da nessuno bensì nominati dai segretari di partito. Dice che “persino Pinochet o Franco una risposta a 350000 cittadini l’avrebbero data“. I nostri invece fanno finta di niente e, paradossalmente, alcuni si fanno promotori di un referendum per abrogare la legge Calderoli che loro stessi hanno voluto e votato. Anche “il politico bolognese“, Romano Prodi che ai tempi era presidente del consiglio e non disse una parola contro questa legge porcata, si è schierato a favore del referendum e ha firmato. Beppe grida, urla, si sbraccia. Dice basta, dice di non credere ai sondaggi che danno il Movimento al 6%, perché non è quello l’obiettivo. L’obiettivo è raggiungere il 100% di cittadini che diventano Stato.

Dopo il breve discorso Beppe imbraccia una rete di cozze fresche provenienti da Livorno e da il via al corteo verso Montecitorio. Un corteo ordinato, in fila indiana per non creare confusione e disagi al traffico, ognuno con la sua cozza in mano da depositare di fronte al Palazzo alle cui poltrone i nostri cari (nel senso pecuniario del termine) politici sono attaccati. Nessun disordine. Tutto fila liscio e la prova lampante è proprio il fatto che i giornali di regime non si sono nemmeno sognati di scrivere mezza riga a riguardo.

La giornata finisce con Beppe che riprende la parola, ringrazia e saluta tutti. Ricorda che la forza del Movimento sta nella sua disorganizzazione intesa come mancanza di capi, di coordinatori locali o nazionali. Ognuno conta uno. Non è un sogno, non è uno slogan. Si chiama Democrazia.

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

 

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Una risposta a La cozza che non c’è

  1. simonetta venturi scrive:

    non immagini neanche quanto condivido….

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